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sabato 14 giugno 2008


FORTUNA AUDACES JUVAT

Quando siamo scesi dalla macchina a Casatenovo, Alessandro ed io ci siamo guardati intorno sconsolati : panorama invernale,pioggerellina sottile, strade fradice e nuvole basse. 15 gradi scarsi.
Ma ormai eravamo li' e quindi tanto valeva saltare in sella e sperare in qualche miglioramento.
L'idea iniziale era per un bel giro fino ai Piani del Tivano ma visto il rischio di pioggia e temporale abbiamo optato per un allenamento concentrato.
Prua verso Colle Brianza quindi.


Da li' avremmo scalato e sceso il colle per i vari versanti, ma sempre restando a distanza di sicurezza dall'auto in caso di peggioramento meteo.
Ne e' uscito un allenamento molto concentrato con piu' di 1800 metri di dislivello in meno di 75 km : in sostanza : nemmeno un metro di pianura.
E lo si vede dall'altimetria qui sotto.


Prima salita : Sirtori dal Lissolo. Non e' molto dura, piu' che altro e' rognosetta dal lato sud perche' e' la prima e quindi la gamba non e' ancora ...rodata.

Seconda salita : invece di scalare Colle brianza dal lato classico abbiamo deciso di prendere la scorciatoia salendo a Giovenzana da Santa Maria Hoè per la strada piu' ripida e diretta.
Una salitella niente male per iniziare la giornata.


Me la ricordavo molto dura ma non me la ricordavo bene : pessima combinazione.
Infatti nei primi tratti ho avuto la sensazione di salire abbastanza agevolmente illudendomi di essere in grande forma. ERRORE! il tratto piu' duro e' poco prima della fine quando
la pendenza diventa davvero da rampa da garage. Con l'asfalto viscido poi era difficile anche salire fuori sella : gli ultimi metri sono stati davvero durissimi.
Nel frattempo non piove piu' ma il panorama dalla vetta non e' molto confortante.



Nella successiva discesa verso Colle Brianza abbiamo addirittura attraversato una nuvola ....

A questo punto abbiamo continuato la discesa fino a Castello Brianza e da li' siamo risaliti a Giovenzana invertendo la rotta.


Ripartendo da Giovenzana abbiamo puntato in discesa verso Garlate. L'aria pulita dalla pioggia faceva scorgere in lontananza il lago di Pusiano da un lato e quello di Lecco dall'altro.

Da Galbiate abbiamo scalato nuovamente il Colle Brianza fino a Giovenzana per la penultima salita della giornata. Ormai la pioggia e' un ricordo ma le strade sono viscide e quindi in discesa non si recupera granche' dato che bisogna prestare molta attenzione alle derapate involontarie.
Io ho rischiato di finire in un prato dopo una scivolata prima di un tornante.
L'ultima fatica di giornata e' la risalita al Lissolo da Bevera , pochi metri di dislivello ma anche questi abbastanza impegnativi. Come si vede dalla foto qui sotto.



Viste le premesse alla fine dobbiamo ritenerci pi' che soddisfatti se chiudiamo la giornata con in carniere piu' di 1800 metri di salita frammentata ma difficile perche' spesso molto ripida.

E queste sono altre foto.






domenica 8 giugno 2008

Un giro in Valtrebbia fuggendo i temporali

La giornata non prometteva nulla di buono ma .....l'allenamento si impone.
E quindi ho deciso di aggregarmi al gruppo degli sherpa di Travo : un'equipe di scalatori delle vali piacentine intorno alla val Trebbia.


Partecipano al giro : Giorgio "mifacciolabicinuova" Moroni, Andrea "englishman" Peroni, Nica "ironwoman" Levi, Beniamino "ilcolombiano" Boffelli.
Dalle prime battute si preannuncia una giornata faticosa con Ben e Andrea in grande spolvero.
La partenza da Travo ci illude sul meteo, anzi, ogni tanto c'e' anche il sole...


La salita di Bagnolo da Rivergaro non e' certo impegnativa. Ma come per tutte le salite : dipende dal ritmo con cui la si affronta. Ben e Andrea salgono come motorette e il povero cronista kazako (oggi si' in versione Borat) annaspa in cerca d'aria nel disperato tentativo di non perdere le ruote dei due.

Il Giro si allunga verso Ponte all'Olio e in lontananza, sopra Bettola si vede un cielo nero che non promette molto bene.



Lungo la strada spesso si incontrano piccoli smottamenti del terreno.
E' un giro paesaggisticamente molto vario. Si passa da panorami toscani

a torrenti alpini gonfi d'acqua.


Ma la nostra impresa di giornata e' la fuga dai temporali che si aggirano tra le valli.


Decidiamo quindi di salire al passo del Cerro da Bettola per tornare relativamente in fretta verso Travo.
Tutto bene lungo la salita (scalata al ritmo arcigno imposto da Andrea), ma poco dopo lo scollinamento un temporalone completo di lampi e tuoni ci costringe al rifugio temporaneo sotto un balcone.


Nella discesa verso Perino e nel ritorno a Travo pedaliamo sotto la pioggia e con i brividi.
Alla fine comunque Giove Pluvio ci ha colpito solo nel finale e abbiamo in carniere un bel giro di 78 km e 1500 di dislivello.

Ecco il servizio fotografico...

martedì 3 giugno 2008


L'accoppiata Santa Barbara Bordala

Sabato ci siamo rilassati con un bel giretto con piu' di 2900 m di dislivello, quindi quale idea migliore di una bella pedalata in salita il lunedi'?.

Cosi' abbiamo deciso di fare la combinata Santa Barbara - Passo Bordala.
La salita a Santa BArbara (il Velo da Arco) e' impegnativa dall'inizio e spiana alla fine. Il pezzetto da Ronzo (senza -st!) a Bordala e' breve ma aspro.

L'ideale quindi per ammorbidire le nostre gambe legnosissime.L'approccio alla salita di Santa Barbara e' breve (solo 6 km di pianura) e un cartello con l'indicazione della localita' non promette nulla di buono...




Infatti poche centinaia di metri oltre ecco la' lo spauracchio :


Cosi' si sale su drizzoni davvero tosti e tornanti per nulla clementi.
Oggi il reporter e' in tenuta da squadra (Carpentari Team) mentre il fratello del reporter e' in versione Borat - kazaka : con la bici bianca e la braga bianca si tratta davvero di una combinazione stilosissima.



Dopo qualche chilometro un altro cartello ci suggerisce la fine che potremmo fare visto che le nostre gambe oggi sono piu' simili a gambe di uno sgabello in rovere che a gambe di potenti pedalatori.



Ma la salita e' li' che aspetta e quindi ...si sale. L'ombra fa comodo perche' anche se e' mattina presto il caldo comincia a farsi sentire. La salita nel bosco ogni tanto offre panorami a picco sulla valle del Sarca, ogni tanto invece offre uno scorcio che indica quanto l'ascesa sia impegnativa.



La salita oltre i 950 di quota (siamo partiti dai 75 di Riva) spiana e qui il reporter Carpentari avvezzo alle tirate in pianura ma poco pratico di montagna si lancia in una accelerazione ancora una volta al limite delle sue scarse possibilita'. Ma Durone e Zeller pesano molto nelle gambe del Borat immacolato che deve mollare, anche se a malincuore il colpo. Peccato che il nostro reporter si impianti in modo imbarazzante poco prima dell'apertura della valle e quindi l'arrivo al cartello del passo e' in contemporanea.




Al passo si apre una valle molto dolce con prati e campi coltivati, anche se siamo a piu' di 1100 m slm. Poco prima del cartello c'e' un capitello che spiega la ragione del nome (Santa Barbara)

Qui ci vuole una pausa e ne approfittiamo per gustare le appetitosissime barrette che costituiscono la invidiabile scorta alimentare di noi ciclisti. Che squisitezza e che aspetto appetitoso! (nella foto sottostante la mano del Borat in bianco espone un suo proprio trofeo alimentare)


La discesa verso Ronzo e' ripida e veloce. Ma dopo pochi chilometri bisogna ricominciare a salire.
I pochi chilometri in direzione dl Passo Bordala sono brutali nell'attacco e si addolciscono solo verso la fine. Si sale tra campi e prati e solo oltre i 1100 la campagna lascia il posto ai boschi di abeti. Il passo Bordala e' sempre suggestivo : una finestra sulla Val Lagarina con un albergo "passo Bordala" il cui proprietario ricorda ancora con nostalgia quando qui c'era la pista da fondo e la scuola di sci .

Un rapido dietro front ci spinge lungo la discesa verso Loppio : una vera goduria dato che sono circa 1000 metri di dislivello in planata su una strada larga e con un asfalto perfetto.

Ogni tanto ci fermiamo per ammirare il panorama a picco sulla Val di Gresta.

Da laggiu' si ripartira' in direzione di nago per gli ultimi chilometri di un bel giro di circa 50km e 1550 m di dislivello. Anche oggi poca pianura!



Ed ecco le solite foto :

Velo e Bordala





Ballino, Durone, Zeller, Durone : una combinazione impegnativa.

Il lungo week end di inizio giugno e' stato inaugurato con una novita' : la salita a Zeller da Tione.
La salita prevede come antipasto la agevole scalata al passo Ballino e la prosecuzione verso il passo Durone. Da li' si scende a Tione che e' la base per l'attacco alla localita' di Zeller appollaiata circa 800 m sopra il fondovalle.

La salita al Ballino (questa altimetria si riferisce la lato di Tenno : il nostro versante e' quello di Pranzo, opposto, che ha pero un andamento simile) e' come sempre piacevole perche' non impegnativa e caratterizzata da spaziose panoramiche. Tra l'altro la giornata dal meteo dubbio ci ha regalato anche un bel cielo "mosso".




Scollinato Ballino, si scende a Fiave' e la salita al passo Durone parte dal centro del paese di Rango. Un bel borgo perfettamente conservato e le cui case sono arricchite da divertenti affreschi esterni. C'e' pero' poco tempo per godere delle bellezze architettoniche perche' i primi tratti del Durone sono ...duri.




Si tratta pero' solo dei primi tratti perche' poi la salita si fa larga e pedalabile.

Raggiunto il passo ci sono ormai 1250 m di dislivello nelle gambe e la discesa verso Tione arriva come un piacevole intervallo per far "girare la gamba". In effetti le pendenze soprattutto nel tratto finale sono davvero impegnative e viste in discesa non promettono nulla di buono : dovremo infatti affrontarle in salita lungo la strada del ritorno, ma con le gambe ancora piu' pesanti.

Questa volta al vostro reporter kazako (vedi maglia sopra) si e' aggiunto un compagni di scalata svizzero (eccolo qui sotto che si riposa in vetta al Durone..)


Una improbabile accoppiata Borat-Guglielmo Tell.

Da meta' discesa la vista spazia su Tione e si puo' ammirare anche il colle che dovremo scalare una volta raggiunto il fondovalle : Zeller eccolo laggiu' di fronte a noi.




La salita a Zeller attacca subito "rognosa" fin da dentro le propaggini di Tione, come si vede dalla foto qui sotto (che voglia di fermarsi a riposare al lavatoio..)

I primi chilometri sono davvero duri con la strada che sale costantemente al 10% o poco meno.


Il ciclista svizzero affronta la dura salita con passo regolare preciso e deciso (come previsto dal DNA e dalla maglia) e stacca il povero reporter kazako. Borat annaspa a 170 bpm e si aggrappa alla sua VAM 900 per cercare di non essere abbandonato definitivamente al suo destino.
Alla fine anche la maglia del kazakistan arriva in quota e la salita premia entrambi con un panorama spettacolare sulle Val Giudicarie e dietro sul gruppo del Brenta.




Non ancora soddisfatti decidiamo di proseguire oltre la localita' Zeller verso la malga. La strada sale ancora tra i pini e il fondo si fa impegnativo. Dopo un paio di chilometri inizia a piovigginare : meglio fare marcia indietro, ci attende la ripida discesa e la purtroppo ripida risalita al Durone.


Fortunatamente la pioggia la abbiamo lasciata in cima a Zeller. Da Zuclo riparte la salita al Durone che, da questo lato, si presenta molto piu' impegnativa sin dalle prime rampe in paese.


Sulle prime pendenti rampe del Durone il flemmatico svizzero riparte senza indugio e macina dislivello con tranquilla serenita'. Dal lato kazakistan si sbuffa e si suda finche' la strada non spiana un po' poco prima del passo : qui Borat decide un attacco suicida e rischiando il colpo supera Guglielmo Tell prima di esalare il penultimo respiro sul Passo.

A questo punto l'onore di giornata e' salvo : Zurigo - Astana = 1-1 e si possono rinfoderare le armi.
Una buona scelta perche' scollinato il passo si scende di nuovo a Fiave' per risalire per un paio di chilometri al Ballino. Non sono grandi pendenze certamente, ma al posto della gamba c'e' ormai un robusto ciocco di legna da ardere anche i pochi metri di dislivello sono una gran fatica. Da Ballino in poi e' solo discesa sul Garda, una bellissima planata che ormai conosciamo bene per concludere un bel giro di 90km con 2920 m di dislivello.


Ecco il solito resoconto fotografico :

Tenno Durone e Zeller



Posted by Picasa

lunedì 26 maggio 2008


BRAILA E CAVEDINE

Domenica, non contenti per la sfacchinata del giorno prima, ci siamo cimentati in un breve ma impegnativo giretto. Da Arco siamo saliti a Braila lungo la arcigna salitela che passa attraverso la falesia Policromuro.


Dalla cima si dominera' il castello di Drena.
Sono circa 450 m di dislivello, non molti. Ma le prime rampe, per circa un paio di km sono davvero impegnative con pendenze sempre superiori al 10%-12% e con pochi tornanti per riposare.

Dopo la discesa a Drena abbiamo scollinato il passo di Sant'Udalrico e siamo planati su Cavedine. Un paio di tornanti aspri e poi giu' di nuovo verso il lago di Cavedine sotto qualche goccia di pioggia. Il rientro a casa ha visto il solito gradito vento contrario.

Insomma un giretto "sprint" di poco piu' di 45 km ma con 950 m di dislivello.

Ed ecco le foto :

Braila Drena e il lago di Cavedine


LA SALITA AL RIFUGIO GRAZIANI

Sabato le previsioni meteo non erano incoraggianti, ma abbiamo deciso di partire lo stesso per un giro in bici on un po' di salita.
La meta : Rifugio Graziani, a oltre i 1600 m sopra Brentonico.
La salita e' lunga (sono oltre 1400 m di dislivello su circa 22 km) e impegnativa.

Si comincia subito con pendenze pedalabili sopra i vigneti di Mori ( a pochi km da Rovereto in Val Lagarina).

Da li' si procede regolarmente, le pendenze sono abbastanza dolci e i panorami davvero belli. E' una salita in tre tranches : la prima e' graduale e piacevole, in mezzo a vigneti e prati. Si arriva a Brentonico e subito dopo il paese c'e' un bel cartello:


Da qui entriamo nella seconda tranche. I vigneti non ci sono piu' e si sale tra i boschi con pendenze molto impegnative. Fortunatamente il sole ogni tanto si fa vedere tra le nuvole minacciose.

Ecco qui sopra uno dei due atleti kazaki in pieno sforzo. La bici bianca candida e' degna di Borat..





La strada sale avvitandosi verso l'alto e dopo una galleria nella roccia comincia la terza tranche.
Siamo ormai in alta montagna : prati e rocce fino al passo, ai 1620 m del rifugio.

Giove Pluvio ci e' amico ma per non provocarlo troppo riduciamo la pausa al rifugio al minimo indispensabile e sotto minacciosissime nuvole ci fiondiamo in discesa. Dopo una salita cosi' lunga 23 km in totale relax sono davvero una goduria!

Il rientro a Riva prevede un po' di altri strappetti e alla fine i metri di dislivello saranno piu' di 1900 per un altro bel giro che andra' sicuramente ripetuto!

Ecco alcune foto :


Rifugio Graziani