giovedì 14 giugno 2018

Pedalando tra Gallipoli, cognati, trulli e piccole Dolomiti


La Jordy adventures è una dinamica agenzia di viaggi specializzata nella organizzazione di percorsi ciclistici con supporto logistico. Ne conosco l’affidabile management e quindi ho aderito con entusiasmo all’invito della combriccola di amici che ogni anno si ritrova per pedalare in compagnia lungo strade scoperte dalla Jordy Adv.. E’ la mia terza partecipazione (l’ultima fu qualche anno fa e finì per me poco gloriosamente con un bel volo e annessa clavicola scassata dopo solo un giorno). Insomma un’ottima occasione per portare allegramente a spasso le giberne su è giù per qualche misconosciuto tratturo.


Gruppo Lucania 2018 

 Programma : giro in  Basilicata e Puglia, per la maggior parte all’interno del Parco naturale di Gallipoli e Cognato (che, come è ovvio, non si trova vicino a Gallipoli e non è mai stato sposato, quindi niente cognati).


Arriviamo in albergo a Barile, in Vulture, giusto in tempo per la cena  per dare un’occhiata alle bici che ci hanno raggiunto nel BatFurgone guidato da Dragan : se Jordy, la nostra guida, è Batman, allora Dragan è Robin. E come Robin interviene e sbroglia le situazioni in cui Batman da solo “gnaafà”.
Per quanto mi riguarda, durante il breve volo per Bari avevo cominciato a sentire un certo malesserino non ben definito. Malesserino che durante la notte evolve in un tripudio di scarichi organici, brividi, febbrona e sudori freddi. Ottimo come viatico per il giro no? Ed infatti decido che trascorrero’ il primo giorno in furgone. Niente pedale, per me, sono un vero straccio.




Ma la giornata in furgone comodamente seduto a fianco di Dragan al seguito del gruppo pedalante è stata comunque divertente. E’ come partecipare ad un “dietro le quinte”, e , come in ogni “dietro le quinte” si fanno interessantissime scoperte. In primo luogo : Dragan ha attrezzato il furgone come la Batmobile : due navigatori (uno dei quali gli penzola davanti al naso) e un numero imprecisato di cellulari che pigolano e squillano in continuazione. Il Batfurgone è grosso ma Robin lo guida con scioltezza su per i bricchi senza alcun timore : si infila tranquillo in strettoie angolose, divieti di transito e pendenze ridicole. 

Momento di temporaneo relax...

Mentre lui svicola sui sentieri di montagna scovati dal maligno Jordy (alcuni con pendenze superiori al 20%), è impegnato a rispondere alle chiamate di emergenza dei vari ciclisti che, in queste circostanze, si rivelano dei colossali rompicoglioni. C’è chi chiama perché non sa dov’è (“ma hai la traccia gps sul Garmin no? Ecco…sei il puntino che si muove quando ti muovi”), chi chiama perchè si vuole fermare a mangiare (“ma siamo partiti mezz’ora fa!” ), chi chiama perché vuole sapere se manca molto all’albergo (…), chi chiama perché ha bucato, chi chiama perché la chiamata è partita per sbaglio verso il numero di Dragan-Robin che è un numero predefinito per questi giorni.


Rifornimento al volo


Poi arriva la chiamata che non vorresti arrivasse : Enrico è stato aggredito e morso da un cane salendo verso il passo delle Crocelle. Azz! Individuato il punto,  Dragan parte a cannone  e io mi sento proprio nel pieno della azione di soccorso, anche se, vista la velocità e la strada, non vorrei che prima o poi dovessero mandare dei soccorsi per noi soccorritori. In effetti il buco che ha Enrico sul polpaccio è abbastanza profondo : si parte quindi per il Pronto soccorso all’ospedale a Potenza. Enrico : “Dottore un cane mi ha morso il polpaccio” “uhmmmm….vedo. Ci ha messo su qualcosa? ”  “no, dottore,  gli è piaciuto così”. 


Antitetanica, antibiotici e sterilstrips per tenere insieme i lembi della ferita. Pare che i cani delle zone limitrofe apprezzino il ”Polpaccio del ciclista” ritenuto specialità locale. In effetti se ho in mente alcuni di noi, immagino che un cane possa rimanere affascinato da dei succulenti prosciutti a pedali (quando non dalle mie robuste giberne). Ma Enrico, poverino, prosciugato da anni di ultratrail, ha ben poca ciccia attaccata alle ossa. Si vede che era un cane in dieta : (“do’ un morsetto al grissino qui …,ma  lo assaggio solo…”)





Il giorno dopo Enrico risale stoicamente in sella, ignorando i consigli di alcuni che gli suggerivano di tatuarsi un osso sull’altro polpaccio o di spalmarselo con la mortadella, così, per indurre qualche altro cane a riportare un po’ di simmetria tra le gambe. E sono in sella anch’io, curioso di vedere come va dopo il giorno di riposo.Riposo si fa per dire, con il Batfurgone non si è mai fermi : e fai la spesa, e allestisci il pantagruelico ristoro, e raccogli le cartacce, e riparti per caricare chi ha deciso di non chiedere di più alle proprie chiappe….etc etc. Già dopo le prime curve il gruppo è sgranato. 

La salitella bastarda di Pignole

Riccardo scalpita

Io sono convinto di procedere di grande conserva viste le condizioni e la tappa importante (circa 100km e 2200 m di dislivello).E’ per questo che lungo la prima salita di giornata mi trovo a pedalare a fianco di Carlo (allenatore di sciatori professionisti, e, ovvio, forte ciclista) che sale tranquillo (lui, non io)  verso il primo scollinamento di giornata.





Qui metto in atto la mia tattica classica : far parlare il socio. In fondo basta ogni tanto grugnire uno stitico  “ma va laà……?” per tenere viva la conversazione anche a senso unico. Io nel frattempo cerco di non sputare troppi pezzi di polmone dissimulando la fatica con stile. Poi, all’approssimarsi del passo,  Carlo allunga solo un pochino il ritmo e io lo vedo poco a poco allontanarsi mentre continua cortesemente a parlare, pero’ con nessuno. Ma intanto la prima salita di giornata è alle spalle e non sto poi male come temevo. Mancano in fondo solo 75km e altri 1500m di salita : quasi finito quindi. Non : “è” quasi finito; bensì un più consono :“sono” quasi finito.


Claudio....beccato!



L’arrivo a Castelmezzano è spettacolare : sembra di planare su di un presepio. L’ammirazione per la JordyAdventures è ai massimi : ma dove li scova questi posti e queste strade? Dico, oggi avremo incontrato non più di una decina di macchine e abbiamo pedalato su e giù in mezzo a spettacolari imponenti faggete secolari, con gruppi di cavalli bradi in libertà e l’onnipresente profumo delle ginestre.Colli, gole, torrenti, radure,accompagnati solo dal fruscio della ruota libera (e da qualche sporadico mormorio intestinale di chi si commuove di fronte a tale bellezza).


Castelmezzano, oltre ad essere un borgo fiabesco, presenta anche una particolare attrazione  : il volo dell’Angelo. Una zipline doppia di 1,5 km che unisce CaStelmezzano a Petrapertosa e consente un viaggio di andata e ritorno volando a 500 m di altezza attaccati ad un cavo a più di 100km all’ora. Io soffro di vertigini, mal sopporto rimanere appeso e non mi piace molto la velocità : quindi per me è l’esperienza ideale no? E? per questo che mi son fatto trascinare dagli altri no? E’ per questo che ora sono qui con Davide che, anche lui, vive con terrore gli ultimi preparativi prima del lancio mentre gli altri se la ridono di gusto. Ed infatti eccomi che mi faccio infilare come un salame in una imbragatura da insaccato, attaccata ad una carrucola, con in testa una ridicola cuffietta di pizzo sotto un casco di sicurezza (ma sicurezza di che? se si stacca a carrucola e cado da 500 m mi devo mettere di testa per attutire l’urto col casco?). 


Salsiccia volante in decollo

Abbiamo tutti un aspetto ridicolo, sembriamo salsicce volanti con le cuffie di pizzo: se dovessi cadere spero proprio che la foto sulla tomba non sia quella che ci facciamo prima del lancio; non vorrei costringere la gente a trattenere le sghignazzate al funerale. L’esperienza  pero’ è fulminante : pronti via e in un attimo voli,  non fai in tempo ad accorgertene che sei già arrivato (tra l’atro prendendo una tega micidiale). Ta-PUM : tutto finito. Dura 1’10” ma sembrano solo 5 secondi. Tant’è : da qui in poi il gruppo si dividerà tra coloro che hanno fatto il volo (quelli che hanno i coglioni) e quelli che non l’han fatto (quelli che non sono coglioni).



La terza tappa ci porta a Matera, anche in questo caso iniziando tra strade di montagna deserte che si avvitano verso l’alto tra boschi e pinnacoli di roccia.















Come al solito il gruppo dopo poco si sgrana per ricompattarsi alla primo pit stop di giornata, poco prima della discesona verso la Via Appia. Mi ritrovo con Michele (minchia, Michele!) e Matteo e sui lunghi rettilinei riusciamo a darci bene i cambi. Tanto bene che dopo un po’ ci accorgiamo di essere del tutto fuori strada. Un rapido check con Dragan lo conferma. Che si fa? Un cartello  dice che a Matera mancano 18 km. Fa caldo e Michele e Matteo decidono di continuare verso il traguardo. Io invece mi giro e ritorno sul tracciato originale che prevede un rinfrescante (spero) lungolago, lungo, appunto, il lago di San Giuliano.



Grande idea, la mia. Il lungolago di fatto è una strada che si limita a costeggiare il lago da lontano, tra campi di grano bollenti e continui saliscendi. Sono solo e ho pure finito l’acqua. Di fontane nemmeno a parlarne. Il bar più vicino è a Matera. Quindi decido di infilarmi in un vialetto per chiedere dell’acqua in una fattoria. Vengo accolto da un basso borbottio che si trasforma in un ringhio. Tre simpatici pastori maremmani mi vengono incontro mostrando i denti, e non per sorridermi. Azz! Scendo dalla bici e la metto tra me e loro, arretrando con calma (si fa per dire). Poi mi viene un’idea : fingo di guardare lontano e grido “Ecco che arriva Enrico!” I cani partono in quella direzione e io mi defilo. Si vede che nel mondo canino si è sparsa la notizia e il polpaccio di Enrico è stato apprezzato.






Matera mi accoglie con uno scroscio di pioggia. Ma dai…in fondo siamo arrivati. Mica tanto. Usare il gps a Matera è come giocare a shangai con i guantoni da boxe. Qualsiasi cosa fai, sbagli. E le pietre del sasso baresano sono scivolose come sapone. Per fortuna abbiamo le scarpette da bici,che, come noto, hanno una grande tenuta. Scopro poi che la stessa disavventura è capitata più o meno a tutti noi. Le tracce dei nostri Garmin a Matera sembrano quelle di gatti schizofrenici : di là, di qua, avanti, indietro, sempre fuori bersaglio. Fortunatamente l’albergo prenotato dalla JordyAdv è spettacolare. Una camera ha addirittura un locale jacuzzi scavato nel tufo.
 L’immagine di Lello nudo come un verme bicolore immerso nella vasca con le bolle (non si sa se la Jacuzzi fosse accesa) è una di quelle cose con cui potremo tutti ricattarlo per gli anni a venire.












Da Matera partiamo per Cisternino, di nuovo al completo dato che Ricki è riuscito a farsi aggiustare la bici. Un inconveniente da nulla. Ricki, filiforme atleta  noto per la pedalata leggera e delicata, ha sradicato il cambio dal forcellino triturandolo in mezzo ai raggi. Ma grazie ad un intraprendente meccanico locale è qui che pedala, usando pero’ il cambio con un po’ di circospezione.



Serio professionista in trasferta

Da Matera a Cisternino sono chilometri in teorica discesa, niente montagna oggi, ma solo mangiaebevi spaccagambe. Ammirevole la tattica suicida di Claudio che ad ogni minimo strappetto si lancia in uno scatto come non ci fosse un domani. Non so se il suo cardiologo apprezzerebbe. Ma ha energia da vendere visto che è partito con una intera dispensa nelle tasche, dalle quali ad un certo punto estrae anche un uovo sodo che si divora con allegria. Io mi mantengo nelle retrovie mentre lì davanti si spolmonano senza pietà : ma non fa per me. Ho provato a tenere un rilancio in salita con Marco (uomo dalla potenza devastante, teorico del 71- chi c’è sa a cosa mi riferisco) ma l’unico risultato è stato tenere la sua ruota per pochi secondi salvo poi spegnermi inesorabilmente con un rantolino.




Nel frattempo laggiù, Riccardo “hors categorie”, viaggia su suoi ritmi inarrivabili. Deve farlo altrimenti il coach stasera gli scruta Strava e lo cazzia. A volte, prima di cena,  lo vediamo che compulsa nervosamente l’iPad con Strava, forse per taroccare le medie (che con noi al seguito sono inevitabilmente basse) per evitare il cazziatone del coach a distanza. Insomma, una vita dura.






Cisternino ci accoglie nel più puro stile JordyAdv : una masseria spettacolare, con prati verdissimi, agavi, ginestre e aperitivo a bordo piscina di 30 metri a sfioro. La vera goduria del ciclista. Non so che cosa avranno pensato i pochi clienti stranieri presenti, dall’aria molto british, di fronte alla invasione di energumeni in costume con abbronzature improponibili (del tipo mottarello a righe).


Per fortuna abbiamo resistito alla tentazione di fare gare di tuffi a bomba. Il bavone ci ha sconsigliato. A cena mi ritrovo seduto di fronte a Davide, amabile chiacchierone. Dopo circa mezz’ora Lello propone al gruppo di prendere a rotazione il mio posto di ascoltatore, tanto Davide va avanti comunque. Si interrompe solo per il brindisi al titolare della  Jordy Adventures, che ha festeggiato ieri il compleanno. 





L’ultima tappa è uno scherzetto, con discesa verso il mare per chiudere in bellezza, passando per Alberobello.  Bastano 50 km e un po’ di saliscendi per convincerci a puntare con decisione verso la costa dove ci spiaggiamo su una terrazza sul mare (nel vero senso del termine). Alcuni hanno preferito non partire e andare in spiaggia in taxi e quindi siamo a ranghi ridotti. 




Compulsando watt e pendenze


Questi quota 100 non sanno cosa sia





Vecchi a confronto


Spiaggiati

Dopo un po’ di birre e dei panini (con Davide che respinge le avances ancheggianti di una simpatica ninfomane settantenne in bikini e coi capelli rosa che pare apprezzare molto i ciclisti, mentre Marco punta una più potabile trentenne) prendiamo la decisione più coraggiosa della giornata. La strada di ritorno è tutta in salita e sotto il sole, ergo : si torna in furgone. Solo Marco ed Alberto rimettono il culo in sella e partono per il loro personale golgota. Mentre in 3 si strizzano a fianco di Dragan, altri 4 (Davide, Jordy, Carlo ed io) ci accomodiamo nel retro del furgone tra le bici e il sacco del ruffo, sul quale mi accomodo io. 

Aperitivo prima del volo

Sarebbe una roba che se ci fermano ritirano a Dragan la patente, il libretto, il furgone e le mutande. Cerchiamo quindi di passare inosservati, limitandoci a dare aria aprendo il portellone ogniqualvolta Jordy minacciava “ragazzi, devo tuonare” (informazione accolta dalle giuste rimostranze dei presenti). Sicuramente gli automobilisti che ci seguivano avranno pensato di avere incrociato un furgone carico di clandestini  (guidato da un serbo, poi….) : avrebbero cambiato idea solo se avessero sentito l’accento di Carlo al cui confronto Salvini sembra un vero terrone.




Finisce così, con un inglorioso ma divertente trasferimento furgonato il giro Lucania 2018.

E ora i ringraziamenti di rito : Albert-ino per il servizio fotovideo; Enrico-Dogman per il supporto alimentare alla fauna locale; Pier-lasalitalafaccioinfurgone per la ronzante presenza del drone; il Bavone per i periodici richiami alla sobria eleganza; Daniele per la fuga in maglia rosa; Davide per l’inesauribile parlantina (si cerca tuttora il pulsante OFF); Lello per la serietà in ogni occasione, soprattutto con le ciabatte come orecchie sotto il casco in posa da Flash Gordon; Michele per …minchia, Michele!; Matteo perché uno giovane e figo nel gruppo ci deve essere; Claudio per la abilità nello smontare (e NON rimontare) la bici; Ricki per la pedalata leggera; Riccardo per la pedalata frenetica;  Carlo per la stima che nutre per la Federazione Sci; Marco per la bici più cara del mondo; Albert-one, originale creatore del gruppo, per la inarrestabile perseveranza (furgone? MAI!). Ma soprattutto Batman- Jordy che riesce, non si sa come, sempre a trovare le strade più strette e più pendenti da inserire nel giro (si ricorda il leggero strappetto di Pignole difficile da fare anche a piedi) e l’inesauribile Robin-Dragan , unico uomo  che riesce a domare con tranquillità l’orda dei ciclisti affamati all’assalto del furgone ad ogni “stop panini”. 

Povero Dragan, che pazienza: temo che, tornato a Milano, al primo ciclista che incrocia lo punta e lo investe. Così, tanto per togliersi una soddisfazione.

Alla prossima.