Intorno al Mottarone Una bella domenica di sole ci ha spinto verso Nord Ovest, a cavallo fra le provincie di e Verbania/Cusio/Ossola e Novara per la scalata ad una delle salite piu' lunghe vicine a Milano : Il Mottarone da Baveno.
Lasciamo la macchina a Carpugnino, poco oltre l'uscita dell'Autostrada. Sono in macchina con Giorgio e in zona ci attende Francesco. I primi km sono in discesa e fa freschino, poi, raggiunto il lungolago ci infiliamo in un trenino di una quarantina di ciclisti che procedono a ritmo sostenuto. Si va tra i 35 e i 40 km/h e per fortuna Baveno arriva in un lampo. Qui via la giacca a vento, e giu' la testa sul manubrio : inizia la salita alla vetta del Mottarone : sono poco piu' di 20 km di salita con un dislivello di circa 1250 m. La pendenza media non sembra impegnativa ma inganna : infatti la salita riserva i tratti piu' impegnativi proprio negli ultimi 2 km e a meta' e' interrotta da un paio di km in falsopiano.
Per i primi tornanti riesco a tenere il passo di Francesco ma poi le mie solite giberne si fanno sentire e mi trascinano inesorabilmente verso il basso : Francesco a poco a poco se ne va, Giorgio e' poco dietro di me. Insomma siamo arrivati in 3 ma in salita ognuno va col suo passo e si procede separati. Questo non dovrebbe essere un problema se non fosse che io a Gignese manco brutalmente la deviazione per il Mottarone e mi ritrovo quasi in paese. Qui chiedo e mi dicono di tornare indietro e di girare alla prima a sinistra, aggiungendo "ocio' che l'è dura..". E in effetti il primo tratto di un centinaio di metri dopo la svolta è abbastanza in piedi ma nulla al confronto della rampa che compare dopo un tornantino. In questi momenti ripenso con gioia alla scelta di usare le ruote a alto profilo con dietro il 25 invece del solito 27, come sono stato intelligente.... Sono in piedi sui pedali e faccio una fatica bestia per raggiungere il breve falsopiano che mi consente di rifiatare un po'.
Insomma, questo strappo mi ha segnato le gambe e anche dove la strada spiana faccio davvero fatica a salire. Poi per fortuna arriva il breve pianoro prima della sbarra che blocca l'accesso alle auto per la salita in vetta. Qui mi aspetta Francesco che, molto cortesemente, mi ricorda che la vera salita comincia da qui. Che culo!
In effetti la salita vera, quella che non ha interruzioni, comincia qui con i tornanti che ci portano da 800 a 1450m in poco meno di 8 km. E gli ultimi 2 km sono i piu' duri.Pero' la soddisfazione di arrivare in vetta e dominare dall'alto 7 laghi e' davvero unica. Una breve sosta caffe' e si riparte in discesa verso Armeno, sul versante del Mottarone di Orta. Prima di raggiungere il fondovalle giriamo a sinistra e affrontiamo la bellissima deviazione in salita verso Coiromonte. Una stradina stretta che si snoda in mezzo a prati e boschi di castagni, silenziosa e verde. Sono poco meno di 300 m di dislivello fino a Coiromonte, prima della nuova discesa sull'Alto Vergante e il ritorno a Gignese e Carpugnino. Alla fine sono 1800 m dislivello in circa 60 km. Un giro impegnativo in un clima ideale fresco e limpido.
venerdì 21 agosto 2009
La salita ai Prati di Nago : 34X28 e dimenticarsi gli altri rapporti Sabato mattina sono partito da Riva del Garda con l'intenzione di concentrare in pochi chilometri un po' di salita. L'ascesa ai Prati di Nago e' l'ideale. Dopo una decina di km di riscaldamento fino a Torbole, si comincia la salita con la vecchia strada per Nago. Si tratta di un lungo rettilineo al 10% circa, l'ideale come antipasto della giornata. Attraversato il paese di Nago, dopo un breve tratto in falsopiano si attacca la salita vera e propria.
Sono 12,5 km di strada che si avvita verso l'alto sui costoni del monte Altissimo partendo dai 200 m di Nago si arriva ai 1525 m con la fine dell'asfalto. I primi km sono quelli che soffro di piu' : pendenze costanti oltre il 10% con poca ombra e pochi tornanti. In compenso si aprono panorami mozzafiato su Torbole e Riva, laggiu' 800 m piu' in basso.
Riva e Torbole
La strada quindi entra nel bosco : ho ormai acquisito un ritmo abbastanza regolare e il fresco aiuta molto, le curve sono piu' frequenti e le pendenze meno aspre.
Un classico delle gite in solitaria
Ma mancano ancora gli ultimi 2 km lungo i quali la strada fa un balzo di 240m : un balzo micidiale, soprattutto perche' a strappi violenti. Superare tratti al 18% anche se brevi e' durissima quando le gambe sono appesantite dal dislivello gia' macinato.
Il finale e' purtroppo un anonimo punto nel bosco in cui la strada asfaltata termina senza preavviso. Qui c'e' tempo per un breve sorso d'acqua e poi mi butto in discesa con grandissima attenzione. La strada e' stretta, ripida e piena di curve cieche, richiede massima prudenza. Ogni tanto mi fermo per ammirare il lago che a poco a poco si avvicina. Uno spettacolo incredibile.
Alle fine saranno 42 km per 1450 m di dislivello. VAM media intorno ai 900.
domenica 12 luglio 2009
La salita alla baita d'Orimento
Domenica con Renato volevamo pedalare un po' in salita, ma senza doverci sobbarcare una lunga trasferta in auto. E cosi' mi e' subito venuta in mente la bella salitona alla baita d'Orimento.La prima volta mi ci ha portato una settimana fa Annibale, esperto conoscitore delle zone montane del lago di Como. E devo dire che il giro mi era davvero piaciuto.
In bilico sul ponte in via di ricostruzione tra Schignano e Cerano
Renato sopra Casasco col lago sullo sfondo
Si parte da Cernobbio dopo avere lasciato la macchina al Bennet di Como. Il lungolago tra i paesini e' un piacevole saliscendi. Gli ultimi chilometri sono pero' sulla provinciale e bisogna sopportare un po' di traffico. Ma e' l'unico tratto problematico. Poco prima di Argegno si prende a sinistra per Casasco e ci si puo' assestare sulla sella : inizia la salita, ed e' una lunga, lunga salita. Una salita con cui non conviene scherzare.
Salendo verso Casasco (notare il vezzoso cappellino CondorCycles sotto il casco; porcavacca come glielo invidiavo....)
La strada si arrampica tra tornanti abbastanza ripidi a picco sul lago e in pochi chilometri il panorama si allarga fino a comprendere l'intera sponda occidentale del lago di Como verso Nord.
Si sale con lunghi tratti ombreggiati fino a Schignano dove un falsopiano abbastanza lungo consente di recuperare. Siamo saliti di 300m circa dal livello del lago (200slm+300=500m slm)
Uno spicchio di lago
Dopo aver superato una interruzione stradale per i lavori di rifacimento di un ponte, la strada attraversa Giuslino e Cerano e ricomincia a salire gradualmente con larghi tornanti.
Saliamo in mezzo ai prati e ai boschi ed e' la seconda fase della salita che ci portera' fino a Casasco d'Intelvi.
Sono altri 350m di dislivello fino alla fontana di Casasco. Qui la sosta e' d'obbligo, non solo per il rifornimento, ma per ammirare il lago in fondo alla valle che si apre come un sipario nell'aria limpida.
I prati dalla baita
Da Casasco parte l'ultimo tratto della salita alla baita : sono circa 400m impegnativi di dislivello, con pendenze quasi sempre superiori all'8%-9%. Gli ultimi 2 chilometri sono davvero duri: dopo un tratto nel bosco la strada sale ripida in mezzo ai pascoli stretta e tignosa, con un fondo irregolare che rende la pedalata ancora piu' faticosa, ma e' fondamentale per completare il processo di "lignizzazione" della gamba.
Panorama verso est
Un breve falsopiano nel bosco precede l'arrivo alla baita che sta abbarbicata su una sella della montagna e domina la valle sottostante. Siamo arrivati in cima dopo ben 25 km di salita e 1080 m di dislivello.
Laggiu' la strada che abbiamo fatto per salire le ultime rampe
La val d'Intelvi
Scendendo : il lago da Cerano
C'e' tutto il tempo per un robusto panino al salame e coca cola prima di risalire in sella e puntare con decisione verso il basso. Si possono fare giri circolari da qui, ma noi optiamo per un ritorno lungo lo stesso itinerario dell'andata (cosi' almeno siamo sicuri di tornare a casa, visto il mio scarso senso dell'orientamento).
Certo i giri in bici "a bastone" (cioe' con stesso percorso tra andata e ritorno) non sono l'ideale. Ma in questo caso la discesa ci apre scorci e prospettive nuove, che la direzione opposta e la fatica della salita ci avevano nascosto.
Il ritorno sul lungolago e' veloce e divertente e completa un giro impegnativo di 78 km con 1500m di dislivello.
La salita alla baita d'Orimento (24km per 1100 m di dislivello) e' molto piu' impegnativa di quel che sembra e il voto della bibbiaweb del salitomane (il sito www.salite.ch) secondo me la sottostima di molto. Il lungo falsopiano centrale e' utile per recuperare, ma maschera la pendenza media che e' di tutto rispetto e che diventa davvero dura soprattutto nel tratto finale, quando si e' piu' stanchi.
Freddo : la mattina a Livigino fa davvero freddo. Durante la sibaritica colazione all'hotel Lac Salin, nel corso del solito informale briefing mattutino, si forma a poco a poco la convinzione che non conviene sfidare il meteo : c'e' un pullman che porta anche le bici e, percorrendo il tunnel del passo del gallo, ci puo' scodellare a Zernez senza rischiare la fatica e soprattutto la neve sulla Forcola e sul Bernina.Ma poi basta qualche timido raggio di sole e le certezze disfattiste si squagliano. Si parte lo stesso verso la Forcola, pare che il tempo possa reggere fino al primo pomeriggio. Annibale, contrario all'idea del pullman. e' partito prima del nuovo cambio di programma e quindi si fara' i due passi in solitaria.
Mauro e Renato all'attacco della Forcola
Sulle formazioni in salita non c'e' nulla di nuovo. Alessandro e Corrado allungano sulle facili pendenze della Forcola e facciamo in tempo a vederli scollinare in lontananza.
La salita verso il passo, lassu' oltre la galleria
Mauro e Renato in azione
La Forcola di Livigno verso il Bernina
Anche noi 3 (Mauro, Renato ed io) saliamo di buona lena anche perche' il vento e' davvero fresco (siamo poco sopra i 5 gradi) e le nuvole si addensano sul passo. Arrivare alla Forcola e' una formalita' per chi ha gia' domato bestie del calibro dello Stelvio e del Gavia. In cima basta vestirsi di tutto punto e partire per la splendida discesa verso il bivio per il Bernina.
La bellissima discesa verso il bivio Tirano/Bernina
Una strada bellissima e imponente, una discesa spettacolare per una valle larga e aperta, con il massiccio del Bernina sullo sfondo.
Salendo verso il Bernina
Poco dopo la dogana Svizzera la strada piega a destra e ...BUM!. Veniamo accolti da uno strappo in salita con un gelido vento in faccia. Questo e' quello che ci attende per le rampe del Bernina. Non e' nemmeno stato necessario cambiarsi, tanto e' gelido e tagliente il vento che ci aggredisce dietro ad ogni tornante. Le pendenze non sono impegnative ma il vento gelido ci frena e anche il freddo inchioda i muscoli. A poco a poco arriviamo al passo e qui la situazione si fa davvero seria. Nevica e con le violente raffiche di vento i fiocchi gelati in faccia pizzicano e fanno male.
Le ultime rampe
Il nevischio nel vento al Passo Bernina
Non abbiamo il tempo di goderci il panorama : fa troppo freddo e dopo avere indossato anche gli ultimi pezzi ci buttiamo in discesa. Bisogna pedalare anche qui, perche' il vento non vuole proprio darci tregua.
La discesa verso l'Engadina
Sara' cosi' fino a La Punt dove incontriamo Corrado e Alessandro che hanno deciso fortunatamente di aspettarci. La giornata prevedeva l'ascesa all'Albula e al Fuelapass ma stavolta non ci sono incertezze : si vedono nuvole minacciose e scure e, a giudicare dalla pioggerella fredda in fondovalle, lassu' fa davvero freddo. Non rischieremo : si punta decisi verso Scuol. Corrado e Alessandro si mettono davanti e ci portano in carrozza ad un buon ritmo per gli ultimi 40 kilometri dell'ultima tappa (100 km con 1000 m di dislivello) di questa bellissima 4 giorni tra le Alpi. A Scuol recuperiamo la macchina e le borse e, dopo una rapida doccia, c'e' il tempo per uno spuntino prima di partire. Il cielo si apre e esce il sole. Sembra quasi uno scherzo, dopo 4 giorni di nuvole e freddo.
Si parte alla volta di Milano. Il bilancio di questa esperienza e' sicuramente positivo. L'organizzazione e' stata perfetta, puntuale e precisa e gli alberghi assolutamente gradevoli e efficienti anche nella gestione delle esigenze del ciclista (lavaggio e soprattutto asciugatura del vestiario, resistenza robusta dei menu mattutini agli attacchi da crisi metabolica del ciclista in fase di rifornimento per la giornata). Insomma ad ogni arrivo ci siamo sentiti ben accolti e questo e' importantissimo quando ti presenti alla reception stremato e gocciolante sudore e pioggia. La pioggia : in effetti il meteo non e' stato dei migliori, ma a conti fatti ci ha dato fastidio (con la pioggia) solo nel primo giorno. Poi Giove Pluvio si e' limitato a spaventarci con qualche tuono in lontananza e qualche spurzzata fredda ma di poco conto. Anche la compagnia si e' rivelata variegata ma tutto sommato ben assortita e le serate a cena insieme (e le colazioni) sono sempre trascorse chiacchierando con gusto.Quindi : tutto bene, davvero tutto bene.
Attraversando Milano in macchina, prima di salutarci definitivamente, abbiamo tutti la stessa impressione : tanta gente, tanto rumore e tante , troppe "cose". Sono bastati 4 giorni di silenzio, montagna, boschi, nevai e ghiaioni per farci perdere l'abitudine con il nostro quotidiano. Ma perdere questa abitudine in questi casi e' un'esperienza magnifica. E da ripetere. All'anno prossimo. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ La sintesi ciclistica dice : 478 km con 10,313 m di dislivello. Chi volesse rivedere un po' di foto, mappe e altimetrie le trova QUI
Nella sala colazione dell'Hotel Stelvio fervono i preparativi metabolici per la giornata di bicicletta. Ma questa volta il carico di carburante e' piu' robusto del solito : ci attende una giornata impegnativa con la salita al passo Umbrail, al Passo Gavia, al Foscagno e infine all'Eira, prima di arrivare a Livigno.
La camera del ciclista all'hotel Stelvio
Dalle finestre vediamo passare gruppetti di ciclisti che devono essere partiti da Nauders nella primissima mattinata. Piu' tardi incontreremo invece quelli piu' forti, che hanno gia' scalato lo Stelvio e stanno scendendo verso santa MAria. Dovremo fare attenzione. Il cielo e' nuvoloso e pare che in alto le temperature non siano proprio piacevoli. Inforcata la bici si comincia subito in salita. Come dice Corrado : "ecco qua : una bella salita dura a gambe ancora fredde : proprio quello che i manuali di ciclismo consigliano per chi si vuole impiantare definitivamente".
Le prime rampe della salita al giogo dell'Umbrail sono davvero ripide e si sale velocemente attraverso il bosco. Corrado e Alessandro ci salutano e vanno su al loro ritmo. Il nostro quartetto viene invece guidato da un Mauro in stato di grazia che tira il gruppo con andatura da passista fino all'attacco del tratto sterrato. Qui la valle si apre e il panorama e' spettacolare ora che la prospettiva e' invertita rispetto al giorno prima.
Vediamo scendere i ciclisti dallo Stelvio e hanno un'aria molto infreddolita. Infatti gli ultimi tornanti prima del passo sono frustati da un vento gelido. Passata la casa cantoniera dobbiamo fermarci per vestirci di tutto punto : ci aspetta la maestosa discesa dallo Stelvio verso Bormio. E' una discesa inquietante, una strada stretta tra rocce nere , ghiaccio, nevai , e lo scroscio di cascate che schiumano rumorosamente a valle.
Pronti per la discesa
In picchiata verso Bormio
A Bormio il gruppo si ricompatta per un obbligatorio briefing. C'e' da decidere il da farsi : si scala il Gavia con il rischio brutto tempo o si procede verso Livigno? Ormai siamo qua e quindi la scelta e' : si va.
Il nostro obbiettivo dopo Bormio
Qui Alessandro ci tranquillizza a modo suo "rilassatevi, tanto prima di iniziare a salire c'e' il mangiaebevi fino a Santa Caterina". Ebbene a me sta storia del mangiaebevi non mi e' mai andata giu', mi ha sempre insospettito. In teoria il mangiaebevi e' sinonimo ciclistico di saliscendi. Ma ,chissa' com'e', io nei mangiaebevi ho quasi sempre solo fatto gran mangiate; di bere se ne parlava sempre poco poco. Pero' non mi era mai capitato un mangiaebevi con 500m di dislivello in salita e nessuna discesa.Grazie Alessandro!
Cosi' arrivo a Santa Caterina che, dopo il mangiaemangia sono gia' pronto per il digestivo. Invece la salita vera comincia qui. Purtroppo gli altri sono avanti e Renato ed io entriamo in paese e perdiamo la strada. Per fortuna dopo un po' veniamo raggiunti da un ciclista che ci supera imboccando deciso una strada che esce dal paese. Lo affianchiamo e gli chiediamo : "di qui si va al Gavia?" risponde deciso : "Gavia!, Ja, gavia!" scopriamo che e' olandese, piu' passista che scalatore (pesera' una novantina di chili) e, soprattutto (ma questo lo scopriamo dopo) che non ha assolutamente la piu' pallida idea di dove sia il Gavia. Infatti la strada si stringe e si impenna.
Stiamo salendo verso Forni e la pendenza e' di gran lunga superiore al 15%. Saliamo lentissimi e in piedi sui pedali cercando di non perdere aderenza. Va bene che la salita al Gavia e' famosa perche' e' dura ma qui stiamo proprio esagerando....Finalmente incontriamo una macchina che scende alla quale chiediamo indicazioni e che, pietosamente, ci reindirizza verso Santa Cristina. Intanto ci siamo sciroppati un paio di centinaia di metri di dislivello aggiuntivo su pendenze impossibili. Che culo! Tornando in giu' incrociamo il nostro olandesone che nel frattempo e' sceso di sella e prosegue a piedi sbuffando. Per fortuna che ci ha incontrato altrimenti chissa' dove sarebbe finito.
La strada (giusta) verso il Gavia e' invece bella larga e sale in modo deciso ma regolare attraverso il bosco. Il primo tratto di chiude su uno spiazzo di pascoli che si affaccia sulla valle di Santa Caterina.
Con la Valfurva sullo sfondo
Da qui in poi si sale invece in un paesaggio molto piu' montano e, a poco a poco i prati lasciano lo spazio alle rocce e ai ghiaioni.
Renato fa rifornimento
La salita e' davvero lunga e come al solito uso lo stratagemma di dividerla in blocchetti di 250m di dislivello per darmi obbiettivi intermedi. Non manca molto al passo quando Renato entra in crisi di fame, forse anche a causa del freddo.
Il passo Gavia si avvicina
Un paio di barrette sono sufficienti per ripartire e percorrere gli ultimi chilometri di una salita che, soprattutto nella parte finale, non sembra finire mai. Dopo ogni tornante o curva che sembra l'ultima c'e' un ulteriore apostrofo d'asfalto da percorrere in salita. Finalmente arriva il lago e il rifugio al passo in mezzo a muri di neve alti piu' di 2 metri. Bellissimo e freddo.
Renato al Passo
Clima non proprio estivo al Gavia.
Ci vogliono 20 minuti 3 panini al prosciutto, due fette di torta due te e due coca cola per essere pronti a ripartire. Come al solito la discesa offre prospettive nuove ma c'e' un po' di preoccupazione perche' mancano ancora 50 km e piu' di 1000 metri di dislivello e il tempo sta virando decisamente verso il brutto. Ma si va. Dopo Bormio mi ricordavo un tratto faticoso per arrivare all'attacco della salita vera al Foscagno. Ed infatti e' cosi' : un falsopiano in controvento tra l'altro molto trafficato che sembra non finire mai. Non si sale ma la fatica e' comunque tanta anche perche' i metri di dislivello nelle gambe non son pochi.
Il falsopiano verso il Foscagno
Anche qui adotto la strategia mentale delle tappe intermedie e stavolta il ritmo in salita lo scandisco io : qui le pendenze sono piu' dolci ed e' il tipo di salita che prediligo. Alla fine il passo Foscagno si puo' descrivere con una sola parola : lungo. E' molto lungo, troppo lungo. Alla dogana in cima al passo prima di buttarci in discesa vediamo in fondo davanti a noi la salita verso il passo d'Eira : e' l'ultima fatica di giornata.
Attacchiamo la galleria in salita con il vento in faccia e attraversiamo il desolato Trepalle (comune piu' alto d'Europa) sempre con un vento gelido che ci spinge in giu'. Si tratta in fondo degli ultimi metri di salita e, anche se proprio alla fine la pendenza si incattivisce e supera nuovamente il 10%, le ultime energie ci spingono in su quasi come galleggiando. Dopo il Passo d'Eira la planata su Livigno e' bagnata da una pioggerella fitta e gelida. Ma poco importa : la soddisfazione per avere chiuso una tappa davvero impegnativa e' enorme : 130 km e 3900 m di dislivello, per me un record. Restano negli occhi i tornanti dell'Umbrial e i muri di neve del Gavia e i pascoli brulli del Foscagno. Ora e' tutto alle nostre spalle.
Dreilander 2009 : seconda tappa : Nauders -Sta Maria : Passo Resia, Solda, Passo Stelvio
Alle 7 siamo li’ che scrutiamo con ansia il cielo, alla ricerca di qualche sprazzo di azzurro che dia speranza. Ed in effetti il tempo sembra piu’ promettente rispetto al grigiore del giorno prima. Partiti da Nauders, dopo la rapida salita al passo Resia agganciamo Mauro e Corrado che hanno dormito (poco, pare) in un albergo proprio sul passo. Alessandro e Corrado scandiscono il ritmo lungo le rive del lago e i chilometri volano quando si fila a 38-40 kmh. La successiva discesa sui placidi tornanti verso Glorenza potrebbe essere utile per ritoccare i record di velocita’, ma c’e’ un vento tale che ad ogni curva si rischia di andar per terra. Eravamo passati di qui anche lo scorso anno con la Transalp e anche allora il vento era il vero avversario, pur pedalando in discesa.
Corrado, Renato, Mauro, Annibale e Alessandro
Da Glorenza a Prato allo Stelvio la strada e’ piacevolmente (si fa per dire) vallonata e per la prima volta ci stiamo godendo una giornata di sole.A Prato consideriamo finita la pianura della giornata. Da qui infatti si salira’ a Solda e, dopo la ridiscesa a Gomagoi, si puntera’ subito nuovamente in alto verso lo Stelvio.
E quindi il gruppo si mette in modalita’ “salita” . Questa configurazione prevede : 2 uomini soli al comando (Corrado e Alessandro) che scompaiono gradualmente fra i tornanti, silenzio ansante per i superstiti.
Modalita' "salita" ; Alessandro e Corrado si allontanano
A dire il vero io mi faccio prendere dall’entusiasmo e , seguito da Renato, attacco la salita verso Gomagoi ad un ritmo per me improbo. Come prevedibile non duro molto e , poco prima del bivio per Solda, mi spengo con un flebile rantolo.
Il Rio Solda gonfio d'acqua poco dopo Gomagoi
Qui si prevede la virata a sinistra ; ci sono un po’ di metri di pianura fino al ponte sul torrente che servono (soprattutto a me) per rifiatare, ma poi la salita attacca decisa. Sono pendenze aspre, quasi sempre sopra l’8-10% e devo dire che proprio non me lo aspettavo.
Sale verso Solda con l'Ortles davanti
Questa salita a Solda si rivela davvero ostica. Dopo una serie di strappi duri la strada spiana leggermente ma e’ un sollievo che dura poco. Ci vuole un altro gradino per arrivare al leggero falsopiano che porta in paese, ma saliamo di fronte all'imponente panorama del ghiacciaio dell'Ortles che svetta nell'azzurro e ci trascina verso l'alto.
Quasi a Solda
Corrado e Alessandro hanno gia’ bevuto il te’ e mangiato una fetta di torta quando li raggiungiamo al bar di fronte alla chiesa. C’e’ il sole e il panorama sul ghiacciaio da qui e’ entusiasmante.
Ortles da Solda
Tanto per capire dove siamo, il soldato del monumento al milite ignoto e’ in uniforme tedesca con elmetto sturmptruppen di ordinanza. La discesa verso il bivio di Gomagoi e' veloce e difficile : e' vero che solo scendendo si capisce veramente quanto una salita sia dura. Ma dura poco, tornati sulla strada del passo si abbandona nuovamente il 50 per un piu' prudente 34. Il ristoratore di Solda ci aveva confermato un'impressione e cioe' che la salita a Solda fosse piu' dura della salita allo Stelvio. Cosi' affronto le prime pendenze con un ingiustificato entusiasmo e ottimismo.
Trafoi salendo verso il passo
Poi, sono riportato alla realta' : arriva il cartello del primo tornante e dice : 44. 44 tornanti sono tanti, troppi, smbra impossibile potercela fare. Ed e' il primo schiaffo morale che lo Stelvio assesta all'incauto ciclista.Ma non bisogna pensarci. Questo e' il tratto piu' impegnativo della salita perche' si va su a strappi in mezzo al bosco. Quando, al tornante 28, la strada si apre sulla valle verso il passo, l'impressione guardando verso l'alto e' fulminante : la strada si attorciglia nella valle e il passo sembra sempre lontano. Lontanissimo.
Renato in scalata verso lo Stelvio
Grazie a dio non ci sono molte macchine e riusciamo ad impostare un ritmo regolare. Il vento freddo aiuta, ma sopra i 2500 m la bocca si secca e senti un peso che si appoggia lentamente sul torace. Gli ultimi tornanti sono ravvicinati e scandiscono un conto alla rovescia che si completa con il falsopiano finale verso il passo.
Le ultime rampe prima del Passo Stelvio
Ecco il cartello : passo dello Stelvio : 2758m . E anche questa volta la salita monstre e' domata. C'e' solo il tempo per rivestirsi in tutta fretta sotto il vento gelido e di piombare giu' verso il giogo dell'Umbrail. Scavalcata la frontiera svizzera si apre sotto di noi la val Mustair in una discesa che sicuramente e' fra le piu' belle che abbia percorso negli ultimi anni, nonostante il fondo stradale non ottimo e il lungo tratto sterrato.
La bellissima discesa dal Giogo dell'Umbrail : domani dobbiamo farla in salita!
Santa Maria ci accoglie tra prati e tipiche architetture engadinesi.
Santa Maria dall'alto guardando verso Zernez
Santa Maria
E finalmente, dopo 98 km e 2800 metri di dislivello, arriva il premio di giornata del ciclista scalatore : la birra (o la radler) seduti al sole ripercorrendo nelle chiacchiere i lunghi minuti di silenzio e di fatica della giornata.
giovedì 25 giugno 2009
Dreilander 2009 : prima tappa – Scuol - Nauders : La Kaunertal
Devo ammettere che mi sentivo un po’ Fantozzi : dopo settimane di tempo bello stabilee secco, proprio nel weekend previsto per lapedalata alpina si profilavano piogge e bruschi abbassamenti della temperatura. Cosi’ e’ con un po’ di fastidioso senso di “presa per i fondelli” che ci siamo ritrovati in macchina (in 4 : Annibale, Alessandro, Renato ed io) nel soleggiato pomeriggio di giovedi’, sapendo che oltralpe ci attendevano nubi e freddo per i 4 giorni successivi. Pero’ s’ha da fare e si fa. In serata hanno raggiunto Scuol anche Mauro e Corrado per completare il sestetto che nella mattinata’ uggiosa di venerdi’ si e’ avviato lungo il fondovalle per la prima tappa di questa Dreilander.
Il menu’ di giornata prevedeva circa 150 km, con al centro la salita nella Kaunertal fino al ghiacciaio Weisseeferner. Lo sconfinamento Svizzera/Austria e l’avvicinamento a Prutz vedono un graduale e ovvio peggioramento del tempo : la Kaunertal ci ha quindi accolto con nubi basse e cariche di pioggia.
Come previsto Alessandro e Corrado (una categoria a parte per loro due) si sganciano e attaccano le prime rampette con passo deciso. Noi 4 procediamo a ritmo piu’ tranquillo, soprattutto perche’ sapevamo di avere davanti ben 38 km di salita da 850 a 2800 m.
La Kaunertal ci attende
A meta’ del primo tratto verso il lago attacca a piovere con decisione. Renato ,Annibale ed io ci fermiamo a bordo strada sotto dei pini e Annibale si accorge in ritardo di avere inconsciamente usurpato il posto preferito di alcune vacche pascolanti nei dintorni.
Annibale usurpatore se la vede con le vacche
Dopo poco spiove e noi ci rimettiamo in marcia. La strada sale ora con decisione e, vuoi per il pedaggio auto, vuoi per il tempo infame, il traffico e’ davvero nullo. Poco prima della diga le rampe si fanno un po’ piu’ cattive e ci portano rapidamente sul falsopiano del lago. Qui ritroviamo Alessandro e Corrado. Piove, fa freddo, il fondo lago verso il ghiacciaio e’ scuro.
Stausee Gepatsch
Alla vetta mancano ancora 1000 metri di dislivello. E’ logico tornare indietro. E cosi’infatti decidono Alessandro, Corrado e Mauro.
Renato, Annibale ed io, invece, siamo poco razionali e un po’ pirla, e quindi proviamo a proseguire. All’inizio Giove Pluvio ci bastona senza pieta’, cercando di convincerci a mollare, ma alla fine del lago la pioggia smette e cominciamo a salire all’asciutto.
I tornanti finalmente asciutti
La strada e’ magnifica : tornanti avvitati nelle rocce ci guidano velocemente in alto,il verde si dirada rapidamente e oltre i 2400 appare il Weisssee incastonato tra 2 ghiaioni.
Il Weisssee dall'alto
Da li’ in avanti si sale in ambiente di vera alta montagna : rocce, ghiaioni e qualche nevaio. L’arrivo sul piazzale ai piedi del Weisseeferner e’ emozionante : la lingua del ghiacciaio e’ proprio li’ pochi metri davanti a noi.
Finalmente il ghiacciaio e compare anche l'azzurro
C’e’ il tempo per una rapida rimpinzata con paninetti preparati la mattina e , dopo esserci adeguatamente coperti , ci si lancia in discesa.Il fondo stradale e’ asciutto e possiamo cosi’ goderci almeno una trentina di chilometri di planata.
I tre superstiti in vetta
Troppo bello per essere vero, ed infatti ricomincia a piovere , una pioggerella che ci accompagnera’ fino a pochi chilometri prima di Nauders dove chiudiamo la tappa di giornata con 157 km e 2700 metri di dislivello. La scelta di proseguire si e’ rivelata azzeccata : ci siamo goduti in pieno una salita emozionante che in quanto ad impegno e spettacolarita’ ha pochi eguali in Europa. E domani ci aspetta Re Stelvio.
Dreilander 2009 : pedalando tra le montagne di tre nazioni.
L sintesi di questi 4 giorni di pedale tra Svizzera, Tirolo e Italia tra il 18 e il 22 giugno 2009.
La mappa del giro
L'altimetria
lunedì 1 giugno 2009
L’incubo del gibernauta.
I gibernauti (categoria della quale faccio ormai parte) sono sedicenti atleti che affrontano le proprie imprese armati di piu’ o meno robuste giberne lipidiche, collocate strategicamente all’altezza del girovita. Il gibernauta si convince che le giberne lipidiche diventano una risorsa strategica nelle lunghe distanze, quando lo smilzo radiografico (atleta cosi’ detto perche’ in piedi, nudo di fronte all’ortopedico si sente dire : “lasci pure stare,della rx non c’e’ bisogno, vedo gia’ tutto benissimo cosi’”) entra in drammatica riserva energetica. In realta’ le giberne hanno importanti conseguenze nella tipologia di percorsi adatti al gibernauta. Le giberne infatti creano inerzia :rendono quindi il gibernauta particolarmente votato allelunghe tirate pianeggianti. Ma non appena la strada si inclina le riserve lipidiche trascinano il gibernauta inesorabilmente versovalle.
Si capisce quindi che il giro programmato per sabato (una riedizione del Bordandone – Bordala+Bondone) si configurava come il vero incubo del gibernauta : la pianura terminava al secondo kilometro : di li’ in poi solo salite (spesso ripide)e discese.
L'altimetria dell'incubo del gibernauta (dopo la prima salita non mi sono buttato in un burrone, mi si e' solo spento il Garmin).
Viceversa lo smilzo-radiografico (mio fratello, per l’occasione agghindato con una magliettina color carne presumibilmente comprata con lo sconto o al gay pride di Zurigo o alla prima del film “Milk”) pregustava con gioia la lunga salita al Bordala, adatta agli scatti brucianti,o le pendenze dolorose di Garniga.
Partiamo alle 8 da Torbole : clima ottimo aria limpida. La ciclabile sul lago di Loppio e’ rifatta di fresco e ci accompagna dolcemente fino all’attacco della salita al Bordala.
Il rinato lago di Loppio
Sui dolci e ampi tornantoni verso Ronzo Chienis il nostro gibernauta riesce a difendere l’onore utilizzando la sottile tattica di far parlare il compagno limitandosi a rispondere con monosillabi
interrogativi e interlocutori.
Gibernauta al passo
Siamo in cima e , dopo la sosta obbligata al passo, infiliamo la discesa verso il lago di Cei. Non so come’e’,ma il Garmin si spegne poco prima del passo : lo riaccendero’ solo poco dopo il bivio per Garniga, perdendo quindi la misura del tratto in discesa e del successivo “mangiaebevi” con i relativi kilomteri e dislivello.
Il parco comunale "downtown Garniga" : "..Stress? ...what?"
La salita al Bondone da Garniga sa essere davvero cattiva, soprattutto coi gibernauti. Le pe
ndenze non sono terribili (siamo intorno al 10-11%) ma non mollano mai e , soprattutto all’inizio, i tornanti sui quali rifiataresono pochissimi. Tutto pero’ passa in secondo piano quando, superata una sella nel bosco,ci si avvicina allo scollinemanento. Il panorama si apre sulla valle dell’Adige 1300 metri piu’ sotto, e sulla vetta del Bondone, 400m piu’ in alto.
Dalle Viote sotto il Bondone.
Al bar in vetta sono costretto, mio malgrado, a ordinare un ricco panino speck-fontina e cetriolini, necessario per rimpinguare le poco intaccate giberne.
Il rimpingua-giberne
Anche Renato resiste alla tentazione di una appetitosissima barrettina di marmellata dall’aspetto davvero invitante e decide di ripiegare sul paninone rimpingua giberne.
La sibaritica barretta
Da li’ c’e’ una discesa quasi autostradale, divertentissima, nella quale le robuste giberne aiutano non poco. Ma, arrivati a Lagolo, non e’ finita.
Verso Cavedine
Manca ancora la salita breve ma cattiva e la picchiata sul lago di Cavedine e per finire, la facile salitina alla Masa, 5 km al 3-4% che ci sciroppiamo a 26-27 km/h passando in tromba una coppia di de
Dalla cima della Masa verso Riva del Garda (come si vede dalle nuvole abbiamo pedalato un pochino controvento)
Alla fine circa 90 km con circa 2700 m di dislivello, un giro davvero tosto ma, anche questa volta nonostante le premesse, sono riuscito a riportare a casa le giberne.
Appello dalla protezione civile : pericolo di ondate di calore. Soprattutto nelle zone centrali della pianura padana sono previste nel corso del weekend temperature molto elevate accompagnate da elevata umidita'. Si consiglia di limitare al minimo le attivita' fisiche all'aperto, evitare le ore centrali della giornata, cercare di mantenersi all'ombra, al fresco e curare una adeguata idratazione.
Questo dice la Protezione civile. E quindi cosa si fa? Ovvio, : si parte per un giro di 160 km in bici che comprenda pero' : una cronoscalata al sole di 8 km con partenza alle ore 12:00 e , a seguire , 52 km di pianura in cui l'unica ombra e' quella proiettata dai cerchioni della bici.
Ecco quindi che da Casalpusterlengo (raggiunto in auto) alle 815 partiamo in 5 : Alessandro 1 (per l'occasione soprannominato "the train") Narici , Matteo, Alessandro 2 (newentry), Marco e il sottoscritto. Meta : Travo in Val Trebbia per partecipare alla festa in sella organizzata da Andrea e Nica. I primi km scorrono tranquilli, l'aria e' fresca (..insomma...circa 27gradi) e la compagnia piacevole.
L'andata ritmo piacevole e quasi "fresco"
Si chiacchiera ma, soprattutto si cerca di evitare buche e fessure dell'asfalto con grande gioia delle nostre chiappe. Dopo un'oretta di pianura raggiungiamo i primi avvallamenti della Val Tidone e qui Alessandro (1) ci obbliga (ma ben fece...) ad una puntata al borgo di Rivalta : un sorprendente agglomerato medioevale alle propaggini della Val Trebbia.
foto di rito del ciclista-turista : da sx. Ale1, Matteo, Ale2 ; manca Marco (pit stop?)
Nel borgo di Rivalta
Qualche saliscendi e siamo a Travo. Qui ci uniamo al gruppone, composto piu' di 54 persone, degli amici di Andrea e Nica e , vairopinta carovana, ci dirigiamo verso Bobbio da dove partira' la scalata sulla salita Bobbio-Coli.
Il gruppone al briefing
L'arrivo a Bobbio non promette granche' bene, sono ormai le 12 e il caldo e' davvero asfissiante. Ma la gara e' gara e , all'insegna del "dagli amici mi guardi Iddio.." la crono parte. Andrea e' un caro ragazzo e un grande amico ma bisogna evitare accuratamente di partecipare alle "garette" che organizza. Studia il percorso, calcola l'ora di partenza (lui, lucertola, non soffre il caldo, anzi), semina di trappole la strada : insomma fa di tutto per mettere a proprio agio i suoi cari "amici".
Il Trebbia dal ponte di Coli : un'idea di frescura (ma solo un'idea...)
E anche quest'anno non e' diverso : la salita a Coli e' bella e scenografica ma, fatta al sole ben oltre i 34gradi e con l'ansia di essere passati dal solito amico che ti saluta simpaticamente mentre ansimi...be' la Protezione Civile non sarebbe molto d'accordo. Pero' e' davvero divertente sparare tutto nelle prime rampe (meno divertente scoppiare dopo come e' accaduto a me) e tener duro fino al traguardo.Tra l'altro data l'ora non si e' vista nemmeno una macchina. Servizio di cronometro e pattugliamento stradale gentilmente offerto dalla famiglia Boffelli (Lorena e figlia al banco cronometristi). In cima avevano addirittura allestito un ristoro! Insomma di questo passo bisognera' introdurre la festa in sella nel calendario dell'UCI.
L'altimetria della giornata
Ma la nostra pattuglia si deve sganciare dal gruppo. Abbiamo gia' 80 km nelle gambe e altrettanti ci attendono. Il percorso di ritorno prevede la salita alla foresta di Sant'Agostino da Fontana e da li' la planata su Perino. La salita alla foresta e' impegnativa , con molti tratti oltre il 10%, ma poi lassu' in mezzo ai larici si sta quasi al fresco e il profumo e' inebriante. Saliamo a ritmo piu' tranquillo ora, e devo dire che comincia a serpeggiare una certa sottile preoccupazione per i lunghi km di pianura al sole che abbiamo davanti.
Salendo verso la foresta di Santagostino
Cosi' si impone una sosta bibita poco dopo Travo, ma, passata Croara, la pianura padana si apre davanti a noi e ci accoglie in un abbraccio torrido. E' pianura e quindi si dovrebbe andare spediti, ma il caldo incolla le gomme all'asfalto e il casco al cranio. Fortuna che Alessandro "the train" deve avere un appuntamento urgente e si mette a tirare (come peraltro ha fatto tutta la giornata) a 35-36 kmh incurante della calura e dell'afa.
Il capo incriminato
Io maledico la decisione di indossare i pantaloncini Rapha neri cosi' vintage-eleganti ma tremendi : non appena ti fermi sotto il sole sembra che ti inseriscano il culo in un forno. Insomma e' stata dura ma alla fine rivediamo apparire le macchine in lontananza e chiudiamo la giornata con 160 km e circa 1400 m di dislivello, prostrati dal caldo piu' che dalla distanza e dalla salita.
La mappa della giornata
Tornando a Milano, preso da un rigurgito di gratitudine per le trenate della giornata, decido di accompagnare Alessandro fino a casa (gran fatica...sono in macchina..) per risparmiargli quell'ultimo quarto d'ora di pedale in mezzo al traffico e agli sbuffi torridi dei condizionatori d'auto. Mentre scarichiamo la bici mi fa : "Be', grazie Franco ho proprio gradito perche' effettivamente ero un po' stanco.." (dopo circa 100 km in cui ci ha tirato sotto il sole a 35 kmh e oltre n.d.r.)". Notizia : e' umano.
Dopo la doccia mi sono divertito a consultare il Polar : temperatura media del giro 32 gradi , massima 42. No, non penso proprio che Bertolaso avrebbe approvato. Qui trovate alcune foto.